La terapia della trascrizione #4

«Dio non fa altro che pungolare, mettere alla prova, sempre pronto ad arrabbiarsi ferocemente. Un vero sbruffone. Quando eravamo schiavi in Egitto, per esempio, una sola piaga gli sarebbe bastata per ottenere la liberazione degli ebrei; ma no, dopo ciascun castigo induriva il cuore del faraone in modo da poter esibire tutto il suo repertorio di trucchi. E quando finalmente eravamo fuori, mai una volta che parlasse a Mosè senza ricordargli:» e qui Reuben trafficò con un altro segnalibro «virgolette. Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione di schiavitù. Chiuse le virgolette. Ora, se ti capiteranno momenti difficili e ti troverai a dover chiedere soldi in prestito, lascia perdere questo tipo di persone, che ti fanno impazzire ricordandoti a ogni istante quello che hanno fatto per te. È gente che non mi piace».

Mordecai Richler, Joshua allora e oggi, Adelphi, 2013 Traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti

Più libri leggo, e più credo che la letteratura sia definita dai flashback. Un modo riduttivo di intenderla, ma che dire, per me è più che adeguato. Questo libro è un continuo inseguimento della memoria di Joshua per riuscire a riconoscersi. Qui, per esempio, è alle prese con un tentativo di catechesi, diciamo così “critica”, da parte del padre, la cui conclusione mi ha strappato un sorriso. Ah, poi ho fatto sì con la testa.

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