La terapia della trascrizione #3

Izzy aveva accresciuto la sua fortuna speculando sui mercati dei cambi. Ma nonostante le cospicue proprietà nella Belle Province, era piuttosto malconcio. Aveva il fuoco di sant’Antonio, e il piccolo corpo pelle e ossa era coperto di croste. Becky lo strofinava tutte le sere con un unguento a base di atropina, un farmaco affine alla cocaina che rischiava di complicare il quadro, perché Izzy nutriva la segreta paura che il balsamo finisse col provocare assuefazione. Per paura del diffondersi della sindrome italiana, temeva inoltre di essere rapito, e cambiava ogni giorno l’ora in cui usciva per andare in ufficio; non solo, ma tutte le sere sceglieva astutamente un diverso itinerario per tornare a casa in macchina. Non apriva grosse buste e non prendeva ascensori in cui ci fosse un giapponese. Portava sempre con sé una lettera di un medico debitamente autentica e indirizzata “A chiunque possa interessare”, in cui si diceva che era allergico ai cuscini di gommapiuma, doveva osservare una dieta senza sale e reggeva male il dolore fisico. La lettera era tradotta in giapponese, francese e arabo. Izzy installò tre serrature nelle porte e un doppio catenaccio nel telaio delle finestre. Aveva fatto cambiare il sistema d’allarme, e comprato una nuova coppia di pastori tedeschi. Così adesso si muoveva in punta di piedi a casa sua, non solo grattandosi dappertutto, ma terrorizzato all’idea di venire sbranato. Rientrando a casa dall’ufficio, usciva dalla Cadillac già in posizione accovacciata, offendo doni, macinato di bistecca o fegato di Dionne’s, facendo del suo meglio per ingraziarsi i nuovi cani da guardia. “Qui bello, qui. Su, da bravo. Sono io, soltanto io, Izzy”.

Mordecai Richler, Joshua allora e oggi, Adelphi, 2013
Traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti

Un gran bel ritratto di una persona. Forse per scrivere un gran bel ritratto di una persona bisogna essere nella sua testa senza essere davvero quella persona. E se questo con una persona è impossibile, forse con un personaggio lo si può fare. Certo però che, perché il tutto risulti vero, un personaggio così deve essere una persona vera.
Questa è una strana teoria.

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