Ma chi è Terry Schmidt?

Al di là del finto specchio che divide il locale dove si tiene il focus group da quello in cui siedono i rappresentanti del Cliente, non si ridacchia e non si prendono in giro le ragazze e le signore che, senza la minima competenza di grafica e comunicazione (ma portatrici di un’altra esperienza, vale a dire quella di consumatrici, che sembra essere merce preziosa) improvvisano giudizi, di solito (fortunatamente) estremi, su tutto ciò che viene loro presentato. Al di là del finto specchio ci si danna per estrarre dal cervello delle otto focus groupies (persone che si rendono disponibili a tali pratiche sapendo quello che le aspetta) l’idea platonica della reazione che tutte le consumatrici avrebbero davanti alle strade comunicative che vengono presentate, e poter scegliere così la migliore, la più efficace, quella più in linea con l’idea che le consumatrici si sono fatte della marca. Insomma per sapere prima quello che succede dopo.
Mentre illustro le varie tavole, composte da luminose stampe digitali su supporto adesivo montato su forex da 3 millimetri di formato A3, penso a Terry Schmidt, il coordinatore del focus group, specializzato in statistica descrittiva e psicologia comportamentale, protagonista di Mister Squishy di David F. Wallace.

Già, penso, ma io sono un copy, vicino a me ci sono due psicologhe che a inizio focus mi presentano come “collega” e che si accendono solo quando ho terminato le singole presentazioni, mentre di fronte a me siedono otto persone più impegnate a divorare patatine e bere Coca-Cola che ad ascoltare quello che dico.
Continuando a pensare a Terry Schmidt e al fatto che sia in grado di analizzare in modo scientifico le reazioni dei partecipanti a un focus group facendo appello alla propria professionalità e alla propria esperienza, seguito a viaggiare senza meta nel racconto che lo ritrae, e quando trovo il coraggio di introdurre una tavola con le parole “Qui si è voluto rappresentare il Natale classico – perché il focus group ha come argomento una campagna pubblicitaria natalizia – sottolineando il gesto del donare in un’atmosfera naturale, schietta e serena” subito dopo mi vergogno delle mie stesse parole, e realizzo che tutto questo è estemporaneo, decostruito, proprio come in un racconto di Wallace; che io sto vivendo in uno stato anestetico, in cui sviluppo con le persone (con quelle persone) relazioni prive sia di coinvolgimento che di dipendenza; che io non sono al centro dell’agire, ma anzi che la mia persona è (come è giusto) cosa fra le cose, destinata a scomparire senza che, in quella particolare vicenda o storia, si sappia quale sia la mia sorte. Che sono, insomma, un individuo senza soggetto, proprio come molti protagonisti dei racconti di Wallace.

Annunci

2 thoughts on “Ma chi è Terry Schmidt?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...