Mario Monti, il debito, Isaac Asimov e l’agente Smith

Qualche giorno fa, mentre parlavo con un’amica della situazione in cui ci troviamo, ho realizzato di non aver ancora sentito la voce di Monti, né di averlo mai visto in movimento. Di lui, fino ad ora, ho soltanto letto interviste, dichiarazioni, discorsi. Di lui, fino ad ora, ho soltanto visto delle fotografie. I motivi sono banali: il mio apparecchio televisivo, dormiente da anni, con l’avvento del decoder è diventato de facto un ingombrante soprammobile e, d’altra parte, nutro una irrazionale avversione nei confronti dei video on line.

Forse queste lacune hanno influito sul mio giudizio che, sebbene io non sia un esperto (né tantomeno un tecnico), ho comunque sviluppato, come tutti del resto, sull’attuale governo.
Penso che questo debito, che ci si affanna in tutti i modi a voler estinguere, sia qualcosa a metà fra il virtuale e l’illegittimo, e che di tutti i soldi che il governo riuscirà a racimolare, la stragrande maggioranza andrà perduta. Che non verrà usata per qualcosa di concreto, ma che finirà in un non luogo finanziario dove sparirà per sempre.

Come dicevo, il non sentire la voce di Monti e il non vederlo muoversi hanno probabilmente influito sul mio giudizio, o comunque lo hanno rafforzato: nelle sue dichiarazioni non c’è un termine fuori posto né sopra le righe e, d’altra parte, le sue immagini mostrano un uomo in apparenza impassibile, quasi atarassico (nelle prime 5 pagine dei risultati di una ricerca per immagini su Google con chiave “Mario Monti” la stessa faccia si ripete per circa 250 volte in due varianti: sobriamente seria e, in 5 casi, sobriamente sorridente).
Forse se avessi ascoltato o visto il timbro della sua voce o la mimica facciale, non so, la cadenza delle parole o il modo di camminare, ora mi sembrerebbe più reale, più umano. Più verosimile, ecco.

Va beh, si è capito, io non sono un analista politico o finanziario o cosa, io sono piuttosto uno che ama le analogie e i paradossi, e forse è per questo che, leggendo le dichiarazioni e i discorsi di Monti e guardando le sue fotografie, continuano a venirmi in mente due personaggi che, guarda caso, hanno un terreno comune: la fantascienza.
Sì, perché Mario Monti mi sembra un mix fra Stephen Byerley, il candidato a sindaco sospettato di essere un androide, protagonista del racconto “La prova” di Isaac Asimov e l’Agente Smith del primo episodio di Matrix.
Ovvero l’illegittimo e il virtuale.

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2 thoughts on “Mario Monti, il debito, Isaac Asimov e l’agente Smith

  1. guarda, la tua impressione statica è congruente con quella che suscita il diretto interessato anche in azione, tanto che Maurizio Crozza imita Monti come un robot, non ti linko il video per le premesse da te indicate in apertura

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