Incipit

Il nostro è un accampamento, una baraccopoli. Ma non improvvisata, come accade spesso con le baraccopoli. No, questa è stata pianificata, e forse è per questo che funziona alla grande. Ultimamente è arrivata tanta gente nuova, mai vista. Gente odiosa, brutta e sporca come noi. Si mangia tutti insieme, all’aperto, quando le organizzazioni non governative portano da mangiare, un po’ come si fa con i gatti. Mangiamo sotto la pioggia che non smette quasi mai di scendere, poi ognuno si rifugia nella propria baracca, che non ha né porte né finestre, ad aspettare che faccia buio. Perciò abbiamo modo di guardarci per bene l’un l’altro, odiandoci sempre di più. A volte si trova qualcuno più degno degli altri del nostro odio, e ci si concentra su di lui. Si passano interi pomeriggi a odiare qualcuno che non si era mai visto prima, perché – come ho già detto – qui arriva di continuo gente nuova. D’altra parte non si tratta di un odio sterile, perché succede abbastanza spesso che durante la notte qualcuno venga sgozzato con un coccio di bottiglia oppure strangolato con una cintura. È vero che non abbiamo armi, ma facciamo comunque di tutto per eliminarci a vicenda. Purtroppo ogni giorno arriva gente nuova – come ho già detto – e nonostante tutto non c’è soluzione se non quella di crescere, di diventare sempre più numerosi.
Si tratta di una condizione terribile, la nostra, perché non c’è nessuna possibilità di migliorare il nostro stato: non appena qualcuno, per bravura o fortuna, ottiene qualcosa in più degli altri (una piccola scorta di vestiti, un’arma, un congegno elettronico, qualunque cosa) viene immediatamente aggredito da qualcuno e privato del suo “di più” che, passando velocemente di mano in mano per cause quasi sempre violente o prevaricatrici, si perde inesorabilmente e non è più rintracciabile. Probabilmente finisce al di fuori dell’accampamento, che comunque è immenso e cresce giorno dopo giorno, tanto che è da tantissimo tempo che noi non incontriamo nessuno che provenga dall’esterno, ad eccezione di tutta la gente nuova che continua ad arrivare e che forse, quella sì, proviene dall’esterno, ma quella gente lì non conta, dal momento che non la incontriamo mica, noi. La odiamo e basta.

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