La musica che lascia scampo

Una lunga lunghissima cena trascorsa a non guardarti mentre sento che tu lo fai, tu che sei seduta proprio di fronte a me, ai nostri lati i rispettivi lui e lei e poco più in là c’è anche certa musica, quella che lascia scampo, sai no, e ancora più in là c’è un’aria fresca che entra dalla finestra aperta con tanto di tende agitate un po’ come me, dev’essere casa tua questa, nella quale io mangio confezionando minuscoli bocconi del cibo giapponese che hai servito (credo) proprio tu, bocconi in miniatura, da inghiottire e posizionare con precisione da hobbista disabile nel mio stomaco a bottiglia fino a ricostruire sushi e sashimi in forma di vascello, sai no, anche se il vero scopo della mia lentezza è, molto più banalmente, far durare il cibo per sempre, tanto da non dover alzare mai la testa per guardarti né per guardarmi intorno, che infatti non so mica chi mi sta seduto accanto, la sola cosa che so è chi mi sta di fronte, e chi mi sta di fronte sei tu, sai no, perché anche se non ti ho ancora guardato in faccia so che sei tu, cos’altro posso dirti, ah sì, che io sono concentratissimo sul mio piatto rettangolare sul quale muovo i bastoncini lentissimamente, spostando il cibo con l’attenzione di un archeologo alle prese con un vaso fenicio intrappolato nella sabbia più compatta, mentre tu e quegli altri due parlate di chissà cosa, che forse state parlando proprio di te, perché sento ripetere la stessa parola (felice) una, due, tre volte, sai no, la ripetete con varie intonazioni e sfumature (felice, felice, felice), a volte succede persino che due di voi la diciate quasi insieme, con appena un piccolo fuori sinc iniziale (ffelice), e io inizio a rilassarmi quando capisco che quella parola (felice) è riferita proprio a te, a volte sei tu stessa che te la dici, altre volte è il tuo lui, più raramente la mia lei e io, anche se non posso dirmi felice, e non lo vorrei neanche, posso però affermare di essere sempre più sereno, non tanto in generale, ma in questo momento, sai no, e insomma tutto procede abbastanza bene, e nell’ambito specifico dell’abbastanza bene tutto procede sempre meglio, sai no, almeno fino a quando non inghiotto anche l’ultimo microboccone di cibo e sono costretto a sollevare la testa dal piatto rettangolare, che poi gli occhi esitano ancora indugiando sul piatto vuoto, spazzato e quasi splendente, e quando si decidono ad assecondare il movimento in levare della testa, appena prima che il tuo viso sia messo a fuoco dai miei occhi e quando già il tuo sorriso sfiora le mie cornee, ecco, tutta la scena (i piatti rettangolari, i bastoncini, la tavola, le sedie, la musica, le finestre, le tende, il tuo lui e la mia lei, e alla fine anche tu, sai no) tutto implode in un lento vortice color nerofumo, e io mi sveglio deluso e sollevato insieme, chiedendomi che musica fosse quella della cena, e chissà qual è, mi chiedo, la musica che lascia scampo.

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2 thoughts on “La musica che lascia scampo

  1. Tu mi conosci, sono il sushi sui piatti rettangolari verdi. Sono uguale al giorno prima della felicità. E ti sento forte e chiaro e vorrei sentirti ffffel..i.ce un giorno, sereno non sembra bastarmi anche se mi aiuta. La musica sta ora in silenzio. Ti abbraccio. Non dimentichiamoci.

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    1. Verdi, vero. Nel sogno non avevano colore, ma verdi, certo.
      Non ti dimentico, come vedi (cromie a parte).
      Che dire. La felicità non serve.
      Ma, in ogni caso, let the music play.

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