Qualcosa di congenito (versione 2.0)

Tranquillo, Jesse era un tipo tranquillo. Lo era sempre stato, e a settantasei anni lo era ancora di più. Aveva guidato autosnodati per tutta la vita, trasportando derrate alimentari da una parte all’altra del sud degli Stati Uniti.
Jesse aveva i capelli rossi.
I capelli rossi non imbiancano, spiegava Jesse a chi si stupiva di quel colore ancora vivo e brillante nonostante l’età.
Jesse aveva una pancia fenomenale. Secondo un suo personalissimo calcolo, nel corso della sua vita si era bevuto quasi cinquantamila birre.
Ma non era mica quello. Jesse era grasso di suo.
A lui piaceva precisare che era qualcosa di congenito, perché ad esempio anche suo fratello, negli ultimi anni di vita, aveva inziato ad aumentare di peso. Poi era morto, altrimenti chissà come sarebbe diventato. Come me, ripeteva Jesse fra sé e sé, sarebbe diventato come me.
Per suo fratello, che era anche il suo gemello, il fatto di ingrassare aveva però costituito un vero problema.
Sì, ok, all’epoca avevano detto che la causa erano stati i troppi farmaci. Jesse però pensava che non fosse stata colpa dei farmaci, un po’ come per lui non lo erano state le birre.
Era qualcosa di congenito.
Peccato che non avesse mai avuto l’occasione di poterglielo dire. D’altra parte, dall’ultima volta in cui suo fratello era venuto a Tupelo – cos’era, il ’56? ma sì, quando il sindaco gli aveva consegnato le chiavi della città, quelle ridicole chiavi a forma di chitarra – Jesse non aveva più visto suo fratello.
Fino all’agosto di vent’anni dopo, anzi, ventuno, in quella casa enorme che sembrava già un museo. Sì, ma quella volta lì suo fratello era morto.

Il giorno del suo settantunesimo compleanno Jesse bevve la sua cinquantamillesima birra insieme a Vernon, il suo figlio più giovane. Era venuto a Tupelo apposta per fargli gli auguri.
Vernon disse al padre che Graceland era stata venduta all’asta. Su ebay.
Internet, pa’.
Jesse non ci capiva niente di Internet, ma precisò che quel posto non era mai stato la vera casa dello zio.
Un po’ come la Casa Bianca, che non è mica la casa del Presidente, aggiunse.
Verson rise. Aveva trentacinque anni ed era bello come un dio. Si tingeva di nero i capelli rosso fiamma e strimpellava sulla chitarra le canzoni dello zio per fare innamorare le ragazze.

Jesse Garon Presley, fratello gemello di Elvis Aaron Presley, nacque morto l’8 gennaio 1935.

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