frammento #boh (direttamente dal folder “bah”)

Si convinceva di esserci. Una serie di fattori, per lo più esterni, la rendevano sicura. Ogni mattina, guardandosi allo specchio, pensava: ci sono.

Poi trafficava una mezz’ora buona per rendersi irriconoscibile.

Quando scopava si metteva una mascherina nera sugli occhi, ma non per una sorta di innocua perversione.
– Non voglio vedermi, mentre mi scopi.
Diceva così.

Le lenzuola tiravano di qua e di là formando panorami fiorati, montagne e avvallamenti, prati e colline, e forse questo contribuiva all’illusione del piacere. Mascherina a parte.

– Se rinasco, voglio essere una bambola gonfiabile. Anzi, inflatable, che suona meglio.

Era una di quelle persone – anzi, una di quelle donne – che non potevano fare a meno di rivivere le stesse azioni e le stesse emozioni con persone diverse – anzi, con maschi diversi. Le stesse posizioni, le stesse frasi, gli stessi sorrisi, gli stessi luoghi, gli stessi scherzi, le stesse foto.

La stessa mascherina, perché anche quando non la portava ancora, quando si illudeva di scopare guardando negli occhi il proprio scopatore, era come se ce l’avesse impigliata al naso, quella mascherina. Aggrappata alle orecchie, appiccicata alle tempie.

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