rettifilo #10 (che è anche la fine)

Poi si smargina, quando i bordi non sono più definiti e sfumano in qualcos’altro che in seguito si scopre essere fatto della stessa sostanza che c’è fra i margini e che sembra non averne per nulla, di sostanza dico, e lo si scopre (quel qualcos’altro) lo si scopre essere qualcosa di duttile, di per niente stabile, ma piuttosto liquido e mutevole, e questa scoperta (casuale perché causata da un impedimento qualunque, nemmeno così determinante come può sembrare a prima vista, ma soltanto sufficiente a smarginare) questa scoperta costringe a scegliere fra l’assoluta certezza su ogni cosa e la totale indeterminatezza di pensiero su ogni cosa, e io (che da sempre seguo il rettilineo che ho o che non ho davanti) mi sento privo di linee guida e di conseguenza per nulla libero, bensì in preda alla licenza, e anche se è da tempo, ormai, che ogni cosa sceglie di liquefarsi, ciononostante me ne sorprendo ogni volta, e mi spavento di come il rettilineo affermi la sua testarda bidirezionalità nella liquefazione.

Grandi Navi Veloci (giugno 2010)

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