rettifilo #5

Trans America Pyramid, Frisco, giugno 1995

Quando mi sfianco sto bene, quando raggiungo il mio piccolo limite godo, sì sì, come quando corro lungo il rettilineo ad alta velocità, in una mano un congegno qualunque (il cellulare, l’ipod, l’uccello) e nell’altra una sigaretta che ho appena fabbricato senza naturalmente mai rallentare, poi magari ascolto una musica assurda tipo i B-52, poi magari sorpasso a destra e/o faccio i fari per dare fastidio a più non posso, poi mi viene in mente che forse ho dimenticato gli occhiali da sole chissà dove e incomincio a ravanare nella borsa, poi mi fa male il tallone e alzo il piede per dargli sollievo e mi metto ad accelerare con ilmiopiedesinistro, poi magari mi viene sete e cerco la bottiglietta sotto il sedile che cazzo mi ricordo che ce n’era una proprio lì, poi sbadiglio così profondamente che per cinque secondi non vedo nulla, poi scoppio a piangere per un motivo qualunque (e così la striscia di mezzeria diventa una treccia di mozzarella), poi contraggo e rilascio ritmicamente i glutei per non perdere tempo, poi blocco con un ginocchio il volante perché ho bisogno di avere le mani libere per un po’, ecco, in quei momenti sento che se stessi precipitando da un grattacielo (che alla fine è un rettilineo pure lui) ecco, in quei momenti sento che sarebbe esattamente la stessa cosa, e in quei momenti, non c’è niente da fare, in quei momenti penso solo allo schianto.

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