one night affairs #1

Poi succede che ci si conosce sulla piattaforma più alta della Tour Eiffel e si indossa il paracadute offerto da un distributore automatico, e così ci si butta all’unisono, e mentre si vola si parla un po’ di sé, ma poco. Le cadute hanno sempre qualcosa di intimo, però di solito il tempo è tiranno. Poi c’è il vento, e anche se ci si tiene per mano, spesso non basta. Per non parlare del fatto che è notte fonda. Certo, c’è anche il paracadute, ma prima che precipitare diventi un’abitudine bisogna effettuare troppi lanci, e se si è in due non basta una vita.
Lei indossa un completino a fiori (delizioso, lo definirebbe gente con cui non potrò mai avere rapporti non protetti) un corpetto e dei pantaloni così aderenti da sembrare sottocutanei; le sue scarpe tacco quindici luccicano di gioia. Io gongolo tutto per via dei miei pantaloni leopardati, della mia giacca di pelle nera e soprattutto dei miei stivali in rettile, che nemmeno nella prima serie di Miami Vice. Sulla mia spalla vive Fred, un ratto che si nutre di forfora. Di solito squittisce davanti alle belle ragazze, ma durante il volo preferisce concentrarsi sul futuro.
Quando atterriamo, ci diciamo subito quanto è stato bello con un tono privo di emozione, cosa che mi fa ben sperare per il futuro, perché se si condivide l’esperienza di un lancio notturno dalla cima della Tour Eiffel con un paracadute offerto da un distributore automatico e non ci si emoziona, allora vuol dire che difficilmente si potrà, in futuro, parlare di una qualsiasi forma di coinvolgimento. Almeno, così credo. Fred squittisce, sembra più tranquillo.
Il problema è che non ci si guarda negli occhi, mai, nemmeno quando parliamo fitto fitto di cose poco importanti. Camminiamo fianco a fianco intorno alla Tour Eiffel, fingendo di commentare con parole nuove il lancio di poco prima; vince chi per primo chiede all’altro: dove si va?
Poi lo rifacciamo ancora un paio di volte, prima di salutarci e di non vederci mai più.

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3 thoughts on “one night affairs #1

  1. Mai parlare di futuro, nemmeno con approssimazione, nemmeno dopo averlo intravisto o sognato. A meno che non si voglia vanvereggiare.
    Il futuro, anche quello prossimo, sta camminando a tua insaputa, dietro di te, non davanti.
    Ed è più imprevedibile di un lancio notturno con paracadute.

    Mi piace

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