la resurrezione dei ricordi

Mi ricordo i commenti di María, sul blog di untitled io. È passato qualche anno da allora e in questo tempo ho letto libri e libri di commenti, ma i suoi mi sono rimasti impressi, lunghi lunghi e impastati di qualcosa che c’entrava con l’italiano ma non del tutto; arricchiti di un impasto diverso, così li ricordo.

“Adesso già non importa ma forse neanche io sapevo amare. Questa è una delle cose che mi preoccupava mentre volavo da te, per esempio. Sapere se mi mentivo. Tuttavia mi preoccupa ancora, non so perché visto che adesso l’unica cosa che devo fare è non telefonarti per questi 30 giorni. Poi lasciare passare altri 30 giorni. CosÌ di mese in mese, fino alla nostra morte, un giorno smetterò di contare il tempo, le cellule avranno cancellato ogni informazione su di te, tutto bombardato. Poi il pensiero non potrà più intrappolarmi la notte coi resti tuoi, troverà rovine di templi, macerie, niente. Come per esempio se l’aereo che mi stava portando da te si fosse fermato negli Abruzzi, tanto le ali si muovevano in modo veramente originale. Nell’aereo pensavo: ei, volo! Sto volando! Incredibile. Pensavo, vooolo, felice – voglio dire che io amo volare. Encore lo dicono le donne francesi nel letto ai partenaires. Domani ti vedo nuda sussurrandomi encore nell’ orecchio e mi paralizzo. Con le gambe nel collo. Iniziano a colarmi gocce come chicchi di grandine. Mi diluisco nella visione di te. Già non mi prendo il disturbo di carezzare la tua pelle a stelle a reti. Paralizzata così, se mi tocchi tu, mi rompo come una corda di chitarra, per la tensione di girarla. E poi quando stiamo sul punto di farlo, il fracasso dell’aprirsi delle cerniere lo confondo con una mitragliata, siamo a Beirut, la camera scoppia e ci ricostruiscono i forensi.
Che idee, già.”

Già. Quello stesso impasto, chiaramente meno incontrollato, l’ho ritrovato nelle pagine di “Sicilia” (di, appunto, María Carrazoni – Untitled.Ed, 2006) insieme alle piccole illuminazioni di cui questo libro è capace.

“La guardo come chi vede girare l’apriscatole intorno alla latta”

“Nel bagno dell’albergo hanno messo una torre di carta igienica rosa. Molti rotoli. Mai avevo visto quanta luce sprigiona il rosa.
È l’unica luce chiara che ho visto in questi giorni”

“Vieni a casa mia che facciamo una minuscola vita lì, pago io l’ipoteca”

Un viaggio nella Sicilia di un amore finito, come se l’amore finito potesse essere una Sicilia, questo ho stupidamente pensato mentre lo leggevo. Perché questa non è mica una recensione, è roba che è diventata mia.
E un viaggio per resistere alla tentazione di telefonare a lei, questo anche è.

“La sera ruota nelle dune. Scivola come palle di luce sulla tua pelle umida. Nel ventre hai un lago bianco che si allaga e si stringe mentre respiri.
Vabbè. Chiudo la pubblicità.
Faccio l’ultimo zoom. Guardo la pellicola di sale che ti ha fatto il mare, una camera d’albergo.
Ho solo questa foto di morti.
Tu che te ne vai, io che freno nella gola una cosa.
Sta lì incagliata come una lisca di sarda. Interrompendo il passo delle cose.
Tra 24 ore farà un mese che non ti telefono. Ok. A parte quella volta.”

44 brevi capitoletti più un epilogo. Siamo al ritorno, il lungo viaggio passa da “Roma Genova Nizza Toulon Lourdes Hendaya Burgos Orense Vigo”.
L’epilogo è ambientato in Francia, ma è sempre all’Italia che viene riservato il finale vero e proprio. È a questo punto che penso che sia stato scritto per me. Il finale, ma anche il libro. Credo che ogni lettore dovrebbe pensarlo, almeno una volta.

“Se fai la Liguria italiana, la Riviera di Ponente, trovi un posto che si chiama le 5 terre. I poeti inglesi antichi passavano le sere lì facendo tuffi olimpici dalle scogliere. Nelle 5 terre c’è una via, l’hanno chiamata via dell’amore, è un lungo tunnel scavato nella roccia nera. All’ingresso del buco una hostess ti dà una scheda e tu le dai 10 euro e puoi camminarla, tipo via crucis. Ci sono lunghi tratti al sole, lì cammini guardando il mare e ti sembra la resurrezione dei ricordi. Poi altri tratti li fai sotto terra, a braille, vedi cuori disegnati nella pietra con frecce rosse nel mezzo, leggi: io ti amooooooooooooooo. Cose da italiani.
Pensavo che si poteva fare così l’amore, aprendo un buco a forza di bombe nel basalto.

È da 3 mesi e 7 giorni che non ti telefono”.

Lo conosco, quel posto. Ripeto, la mia non è una recensione.

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2 thoughts on “la resurrezione dei ricordi

  1. e tu chi eri nel blog di untitled? :)
    Io sono la María del libro che dici. Quella cosa della carta igienica, sempre pensai, ma perché nessuno ride. Se ho un gran umore io
    Grazie della non recensione. Non telefonarmi, sì. Parlo ancora peggio di come scrivo

    :))

    Mi piace

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