frammentingei #3

per languire, ho sempre cercato – in una donna – i particolari che innamorano. Le dita delle mani troppo lunghe o troppo corte. Un seno più grande dell’altro. Il naso aquilino. Cose così. Le orecchie a sventola, gli zigomi segnati più del consueto, la pelle color del latte. Grosse vene azzurre che percorrono il dorso della mano. Un incisivo ribelle. Capelli impossibili da domare.
Da questo punto di vista Judith non era facile da amare.
Era come abbracciare ogni giorno una donna diversa, anche se soltanto in un particolare. Il fatto è che – il più delle volte – io mi innamoravo subito di quel particolare, che qualche giorno dopo non c’era più. Certo, un altro aveva preso il suo posto, ma io languivo ancora per il particolare del giorno prima.
Judith no, lei viveva bene questa cosa. Non era per nulla possessiva, nemmeno con se stessa, e considerava il suo corpo l’espressione della sua libertà.
It’s my electronic brain, diceva.
E se obiettavo che il suo cervello elettronico io avrei voluto, baciandolo, riconoscerlo come mio, mi rispondeva:
Well, so kiss my name.

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