frammentingei #1

Judith la conobbi in un parcheggio. Stavo cercando la mia auto fra le centinaia allineate tutt’intorno a me. Lei mi guardò e mi chiese se avessi visto una Ford chissà cosa, nera con gli interni rossi. Guardandomi intorno le dissi di no. Sembrava straniera. Subito dopo vidi la mia, di auto. Ripresi a camminare, questa volta con passo più spedito. Prima di aprire la portiera ebbi l’ispirazione di voltarmi verso di lei.
Il cielo rosso gengiva di quel tardo pomeriggio mi regalò una visione come ne sanno suggerire soltanto le fotografie americane degli anni Sessanta: una distesa di tettucci in fiamme separati da muri invisibili, scanditi da giovani alberi agitati da un vento intermittente; al centro (al centro esatto, nella piccola rotonda che smistava entrate e uscite) c’era la mia Judith, con i capelli doppiamente mossi, le borse in posizione di resa e lo sguardo perduto nell’oltremondo, quel luogo pericolosamente simile al vuoto legante da dove non si esce se non con una connessione super veloce.
Il parcheggio è la dimensione più spirituale del nostro tempo, pensai mentre tornavo verso di lei.

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4 thoughts on “frammentingei #1

  1. Il cielo rosso gengiva

    lo sguardo perduto nell’oltremondo, quel luogo pericolosamente simile al vuoto legante da dove non si esce se non con una connessione super veloce.

    scrivi in un modo stupendo

    Mi piace

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