quando non c’è più spazio per essere scritti si muore

ecco, stai leggendo. È la prima volta che ti vedo, e stai leggendo. In piedi, dritta e ferma, con un libro aperto fra le mani, nel bel mezzo di una città, davanti a un teatro in cui il vero spettacolo sei tu.
Anche da lontano si vede che mi vorrai bene.

Mi avvicino con lo stomaco contratto dal vuoto dei matti.
Posso essere spietato o vulnerabile, io. Corretto oppure disonesto. Non è vero che reagisco alle azioni degli altri: quello che sono lo decido io.
Quando leggi sembri indifesa. I capelli ti proteggono dagli sguardi. Ci sono periodi in cui leggi molto, altri in cui non apri un libro per mesi, dipende.
Ti raggiungo e i tuoi occhi si alzano lentamente, quasi riluttanti.

Ora che ti sono davanti e che finalmente mi vedi, il mio compito è finito. Non posso più pensare, né devo fare più nulla se non attendere che tu mi legga, perché ecco, io sono un libro, e strappati di dosso il vestito in plastica semitrasparente che mi protegge da chi mi tocca senza leggermi, mi apro.

E sono scritto, perché tutto ciò che sono è quello che ho scritto addosso – o dentro, che è lo stesso – ed ecco, c’è la pelle ricoperta di segni, ma sulla pelle c’è soltanto l’inizio, e se si vuole sapere come andrò a finire bisogna sfogliarmi, perché ogni strato è stato scritto – per fortuna non del tutto, che quando non c’è più spazio per essere scritti si muore – e ci sono i tristi capitoli delle ossa pesanti e quelli ritmati dei muscoli e quelli di transizione delle cartilagini sottili e quelli di puro intreccio degli organi interni e poi c’è l’epilogo del cuore, e poi c’è il sommario del cervello, e insomma bisogna sfogliarmi per leggere e per leggermi bisogna sfogliare.

Sono del tutto tranquillo, abbandonato e fiducioso, perché mi stai già leggendo, e la leggenda racconta che tu non abbia mai lasciato un libro a metà.

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3 thoughts on “quando non c’è più spazio per essere scritti si muore

  1. che cosa bellissima hai scritto.
    E’ proprio vero che riconosci fin da subito chi ti vorrà bene

    ed è verissimo che vogliamo solo che qualcuno si prenda la briga di leggerci
    bravo

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  2. e se si vuole sapere come andrò a finire bisogna sfogliarmi, perché ogni strato è stato scritto – per fortuna non del tutto, che quando non c’è più spazio per essere scritti si muore

    e la leggenda racconta che tu non abbia mai lasciato un libro a metà

    :-)

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  3. …però la buona lettura è lenta.
    Si serve del tempo come una ricamatrice del suo ago. Punto dopo punto, pagina dopo pagina, facendo attenzione a non tralasciare quella virgola là in fondo, che separa distrattamente aggettivi e avverbi.
    E’ lenta la buona lettura. All’inizio storce il naso e dubita. E l’inizio può durare tanto.
    Chi divora pagine con voracità, subito apprezzando e godendo, non saprà mai cosa c’è scritto.
    Nemmeno se rileggerà quel libro per tutti gli anni della sua vita.
    Io che corro sempre, inutilmente e ovunque…sono contenta di quest’unica mia lentezza, da ricamatrice.

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