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Imbuto

A volte penso alle settimane come a un imbuto che parte largo al lunedì e poi si restringe, giorno dopo giorno, fino ad arrivare al week end che è un tubo stretto stretto pronto a versarmi dentro tutto il tempo dei giorni precedenti in una volta sola.

E non si tratta soltanto del banale gioco delle possibilità, che all’inizio sembrano tante ma che poi via via si restringono, no, è anche un inevitabile scherzo del tempo che, stabilita arbitrariamente un’unità di misura – tipo una settimana – si incanala sempre di più e, pur partendo lento, accelera senza alcun motivo.

A volte però (accade di rado, ma accade) l’imbuto della settimana si gira al contrario, e allora se all’inizio mi sento come in un tubo stretto stretto, che mi ricorda a ogni secondo quello che sono, con il passare dei giorni scopro di avere più spazio, mi accorgo che l’imbuto si sta allargando, fino ad arrivare al week end in cui ha un’imboccatura così larga, quell’imbuto, da permettermi di vedere chi ci sta versando dentro il tempo, cioè io.

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Estate in Tokonoma: Pyracantha fiorito e Suiseki* su vassoio con sabbia e velo d’acqua.

L’albero “si muove” verso destra, il Suiseki verso sinistra. Il flusso dei due elementi conduce al punto focale, che si trova al centro e in fondo, dove c’è il paesaggio evocato.

Ciò che si rappresenta non sono gli oggetti; ciò che si rappresenta è uno spazio vuoto incorniciato dagli oggetti.

Nello spazio vuoto chi guarda vede il paesaggio così come viene evocato dalle proprie emozioni, riflesso sullo sfondo.

La sola regola è rispettare il flusso per guidare chi guarda verso il punto focale.

*Suiseki: pietra-paesaggio; in questo caso è una pietra porosa con una cavità al centro (Tamarishi) che rappresenta uno specchio d’acqua (un laghetto, una fonte).

La Minibancaria

La Minibancaria disse. I colleghi ascoltavano. La minibancaria era stata in vacanza in India. Fu la pausa caffè più lunga e fastidiosa a ricordo di collega, come una setticemia finita male. Nei corridoi si mormorava che in India la Minibancaria avesse incontrato Prardhrhmra, un guru dall’alito puzzolente e dai capelli a nido di rondine.

- Tutti riconoscono che la coscienza di tutto è una, allora perché queste differenze? L’Essere Umano è la nostra casta, l’umanità è la nostra religione universale: Indù, Musulmani, Sikh, Cristiani non sono la nostra religione, la nostra religione è il Vivente, l’Umanità è la nostra religione.

Qualcuno le offrì un caffè macchiato con latte in polvere. Lei fece di no con la testa. In realtà si chiamava Linda, ma tutti, in banca, la chiamavano la Minibancaria. Era specializzata nella conduzione di micro filiali aperte per un paio di mezze giornata alla settimana in paesini sotto le mille anime. Il venerdì tornava alla sede centrale per fare una specie di resoconto. Era un progetto pilota, le microfiliali erano solo quattro, tutte gestite da lei.

- Cinquemila anni fa non c’erano comunità religiose. La religione era solo l’Umanità, l’Umanità e l’Umanità. Ognuno ha avuto e ha una sola religione, l’Umanità. Poi abbiamo iniziato a sviluppare le differenze tra di noi. Come risultato, oggi, quattro religioni e molte altre sette si sono formate fuori dalla religione dell’Umanità. Tutti riconoscono che la coscienza di tutto è una, allora perché queste diverse comunità religiose? Gli Indù dicono il nostro Ram è grande, i Musulmani dicono il nostro Allah è grande, i Cristiani dicono il nostro Gesù Cristo è grande e i Sikh dicono il nostro Guru Nanak Ji è grande. Dicono come se, di quattro bambini innocenti, il primo dicesse questo è il mio papà, il secondo dicesse che è il mio papà, non il tuo, il terzo dicesse che è il mio, ed è il più grande, e poi il quarto bambino dicesse: “No, stolti! Questo è il mio papà, non il vostro”. Quando tutti e quattro hanno uno stesso padre. Oggi la nostra società sta litigando come questi bambini ignoranti.

Un sistemista di mezza età citò gli Ebrei. La Minibancaria lo guardò con compassione. Lei stava parlando di Social Conduttività, una pratica che Prardhrhmra professava con piglio nomadico, confortato da un pugno di allievi, un i-Pad e un lenzuolo impregnato del suo alito pestilenziale. Altro che Ebrei. La Minibancaria stava parlando di fratellanza universale a partire dalla purezza della propria mente e dall’annullamento dell’io. Il sistemista annuì.

- Il nostro orgoglio sta bloccando la via della Social Conduttività, così la schiaccia. Un Ego che possedeva Equanimità, lo abbiamo riempito con pregiudizio. Un Ego che è stato sempre distaccato dal mondo annegato nei desideri. Un Ego che è stato istituito nella gioia e che abbiamo collocato nell’amarezza di una profonda, maleodorante palude dei dolori. L’Ego degli esseri individuali è molto, molto potente. Tutte le qualità positive presenti nella sostanza mentale sono paralizzate e soppresse dal Signor Ego. Tutti gli sforzi degli esseri individuali per distruggere l’Ego sono pieni di Ego. Come può l’Ego essere distrutto dall’Ego? Può il fuoco spegnere il fuoco? Può essere dissipata la tenebra con l’aiuto delle tenebre? Ma, nonostante questo, il nostro Ego può ancora una volta portare avanti puramente il Distacco, attraverso la Coscienza Sociale della realizzazione di sé: Fede, Emozione, Sentimento, Serenità, Pace, Amore, Umanità, Umiltà, Compassione, Natura, Verità, Positività.

I tre nerd presenti alla jam session filosofica, conosciuti con i soprannomi di Furyo, Canna e Citro, responsabili del funzionamento dei pagamenti on-line, si guardarono con un’intesa da Navy Seals e si avvicinarono con noncuranza alla Minibancaria, come per controllare se dal distributore automatico non fosse uscito un caffè clandestino, magari d’orzo. La afferrarono per le spalle mentre lei ricominciava a improvvisare.

- Non c’è essere vivente che non rappresenti un piccolo universo dentro di sé. Questo si chiama l’unione individuale del tutto, dove il conscio si svolge all’interno del corpo di una persona. Le persone sono impotenti contro l’influenza della mente (Prardhrhmra). E un individuo ordinario, un Aspirante trova difficile vedere l’Unitarietà in questi diversi sistemi. Rimane impigliato nelle forme esteriori. Grande è il potere dell’azione Om nell’universo, che funziona sotto il potere di Shiva-Parvati: Om (Aa-Brahma, U-Vishnu, M-Mahesh) in confronto a God-Signor Essere (G-Generator, O-Operator, D-Destroyer). Shiva, come Brahma, l’atto della creazione. La sua Kriyashkti (Mahasaraswati). Quando il suo Kriyashkti è atto di distruzione (Mahakali). Servire il suo Mahamrityunjaya Kriyashkti (Baglamukhi). Shiva, il mondo, tutte le azioni (Creazione, Esecuzione, Distruzione) impegnate nella Parmeshwari è Parvati. Ogni essere umano, essendo, dovrebbe essere Chanta. Om Aeim Hrim Shrim Klim Hlim – questo Mantra è il proprio sentimento, emozione e fede. Om Jiva Nirjiv Kalayankari Param Maa-Parmeshwari Namo Namaha.

La Minibancaria si divincolò dall’abbraccio asessuato dei tre rivelando doti fisiche al di sopra della media, e comunque superiori a quelle dei tre analisti in odore di flaccidità diffusa. Con un balzo alla Tremal-Naik atterrò sul carrello porta documenti che percorse, grazie alle ruotine oliate di recente, l’intero corridoio fino alla porta che isolava il capo struttura dal resto dell’open space. Volarono vetri e parole grosse (alcune in Hindi).

Alla fine, come accade quasi sempre nelle aziende di una certa dimensione, tutto venne dimenticato. La Minibancaria si mise insieme al sistemista di mezza età, che l’aiutò a rialzarsi e la portò al Pronto Soccorso per le medicazioni del caso. Durante il tragitto la Minibancaria accettò di inserire anche l’Ebraismo nel novero delle false religioni. L’anno dopo andarono insieme in India e, così si dice, non tornarono più.

Escludeva solo il sesso, il triathlon e qualche altra attività estrema, ma per il resto permetteva a Leone un’esistenza normale e finalmente serena che, da quando quello stordito del Walter, inciampando in una radice, aveva lasciato partire un colpo dalla doppietta che aveva colpito la zona internamente aggettante al cavallo dei pantaloni di Leone, non aveva più saputo cosa fosse.

Sembrava una penna a sfera, di quelle trasparenti. Una volta, a una fiera di gadget promozionali, gliene avevano regalate un paio, di penne a sfera. Trasparenti, morbide, colorate e profumate, quella gialla alla banana, quella rossa alla fragola. Ecco, sembrava quella gialla, solo che non profumava di banana.
Era comodo, discreto come assicurava la pubblicità, pratico da assemblare e da usare, un po’ come promettono certi depliant dedicati ai piccoli elettrodomestici che ognuno ha in cucina, regalo di un abbonamento o di un acquisto fatto per posta o sul web. Leone in effetti lo aveva comprato sul web, su un sito americano che ti mandava un campione gratuito e poi ti proponeva una fornitura annuale. Che tanto li devo usare, tanto vale fare un po’ di scorta, aveva pensato Leone. Il marketing mica lo spaventava, lui ci aveva lavorato per anni, al marketing. Che anni erano stati, quelli: aveva un budget da rispettare, sì, ma anche da spendere; aveva un’assistente che gli portava il caffè con lo spacco (l’assistente, non il caffè); poteva indire riunioni inutili e cambiare il piano marketing quasi a suo piacimento. Mandava mail che iniziavano tutte con la frase “Nell’interesse dell’azienda ho deciso di”. Poi, una volta all’anno, poteva scomparire per andare a caccia di cinghiali. Una settimana in Ungheria insieme a Walter, con il quale affittava un bungalow nella foresta; ci piazzavano dentro due ragazze rimediate all’aeroporto che, la sera, dopo un’intera giornata di caccia, li massaggiavano nei posti giusti. Dopo l’incidente ungherese, com’è prevedibile, non c’erano state più battute di caccia, in nessun senso. Il lavoro, in seguito al lungo ricovero di Leone in ospedale e alle difficoltà a riprendere una vita normale, si era dissolto. Beh, è naturale, pensava Leone: chi vuole avere un direttore marketing impotente e incontinente? Nemmeno la ditta che produceva e commercializzava l’oggetto che gli aveva cambiato la vita (e che Leone non riusciva nemmeno a dire, no, non solo a dire, non riusciva neppure a pensare alla parola che lo definiva) nemmeno quella lo avrebbe assunto.

Poi aveva trovato quel prodigio di miniaturizzazione meccanica sul web, e dopo averlo provato aveva subito capito che poteva riprendere a lavorare. Almeno quello.
E così aveva fatto, trovando grazie a un amico un impiego come commerciale in una piccola ditta che progettava pannelli fotovoltaici per le aziende. Viaggiava molto, anche se sempre nel raggio di un centinaio di chilometri, e nel resto del tempo divideva l’ufficio con un cinquantenne appassionato di robotica. Due volte all’anno andava in vacanza in un centro terapico del Trentino Alto Adige.

Però si annoiava, e non aveva intenzione di ordinare una nuova fornitura dell’oggetto che gli aveva restituito un’esistenza apparentemente normale, nonostante la scorta si stesse esaurendo e l’azienda produttrice gli inviasse ogni settimana decine di mail che lo avvertivano dei rischi di ritrovarsene improvvisamente senza. Così nel tempo libero aveva iniziato a scandagliare la rete alla ricerca del modo migliore, cioè incruento e indolore, di togliersi la vita.

Parassiti

L’intelligenza naturale delle piante dovrebbe dare da pensare, la loro adattabilità. Ogni altro essere vivente, quando c’è qualcosa che gli procura dolore, si sposta; quando ha bisogno di cibo, se lo va a cercare. Le piante, l’unica possibilità che hanno è quella di adattarsi al luogo in cui sono e saranno per sempre; sono i soli esseri autotrofi del pianeta, gli unici che producono il cibo di cui hanno bisogno, mentre gli altri esseri viventi si nutrono delle piante o si nutrono di esseri viventi che si nutrono di piante. Anche noi, naturalmente. Siamo anche noi parassiti delle piante.

Catalessia letteraria

Leggo come una persona affetta da disturbi alimentari, mentre piuttosto desidererei praticare la catalessia letteraria. Un tempo si credeva che questo “disordine” fosse il risultato di uno stato mentale controllabile, ma oggi si sa che anche questo tipo di catalessia non compare volontariamente: spesso si manifesta come uno di una serie di sintomi legati a disordini psicorganici.

Ora, con la rete a disposizione, qualsiasi pervertito (si sa) può coltivare e diffondere la propria fissazione, trovando migliaia di link attivi per le pratiche più strane, perché tutti gli altri fanno lo stesso. Ci sono persone che leggono molto, e che poi condividono, per lavoro o per passione o chissà perché, le loro letture. Senza contare i giornali e le riviste, di settore e no.

Quindi, voglio dire, praticare la catalessia letteraria, e cioè quella tendenza a mantenere a lungo, senza stanchezza, letture imposte da altri (caratterizzata spesso da una ridotta sensibilità al dolore) è facile per gli individui forniti di un tono cerebrale di tipo plastico, riscontrabile in quadri clinici non solo schizofrenici, ma anche (come si è già detto) psicorganici. Perché la catalessia letteraria è come il coraggio: uno non se la si può dare.

Una variante, molto discussa, della catalessia letteraria è la cosiddetta catalessia letterario-ipnotica (o medianica), in cui si raggiunge una condizione di sospensione di quasi tutte le funzioni critiche, per immergersi senza pregiudizi nella lettura dei libri presenti nelle prime tre posizioni delle classifiche più affidabili. Quest’ultima è una condizione piuttosto rara, in cui si pongono volontariamente i cosiddetti “fachiri della fascetta”, personaggi affascinanti che hanno eliminato (così si dice) le passioni dalla loro vita.

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Una primavera da Tokonoma, in cui un viandante ammira un salice della neve (Yuki Yanagi) in fiore. Il fatto che sul fondo si indovini un giardino Zen è accessorio, ma non ininfluente.

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